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Ischia ispira gli artisti: Werner Gilles

Sembra ovvio che tante persone desiderino visitare la nostra isola, attratte dalla bellezza dei paesaggi, dalle baie incontaminate, dal potere rigenerante delle sue acque termali oppure dalle delizie in cui mani sapienti trasformano i prodotti del fertile suolo vulcanico. Ma non era così meno di un secolo fa. Ci sono luoghi del mondo ricchi di attrattive eppure non conosciuti. Se Ischia gode dell’attuale attenzione internazionale, lo deve sicuramente a coloro che l’hanno resa nota al grande pubblico. Tra questi sicuramente non si possono dimenticare i numerosi artisti che la scoprirono agli inizi del secolo scorso, rimanendone profondamente colpiti e trovando ispirazione per capolavori, che hanno immortalato la seduzione di questi luoghi per i secoli a venire.

 

Nel 1931 il pittore tedesco Werner Gilles (1894-1961), che si trovava in Italia grazie ad una borsa di studio della Fondazione “Villa Massimo”, giunse per la prima volta ad Ischia e rimase folgorato dalla luce abbagliante, dagli splendidi panorami, dalla molteplicità e pienezza dei colori. Una delle sue prime opere ischitane è “Sguardo su Sant’Angelo”, il piccolo borgo di pescatori nell’estremità meridionale dell’isola, dove soggiornò a lungo durante la Seconda Guerra Mondiale e dove ritornava regolarmente in estate negli ultimi dieci anni della sua vita. Dipinse molteplici paesaggi cercando di catturare il “gioco delle luci”, come scriveva nel suo diario, prima con la tecnica a olio ed in seguito con l’acquarello, verosimilmente seguendo le geniali intuizioni di Paul Klee su questo mezzo espressivo.

 

Si tratta di quadri di dimensione ridotta (generalmente 40×30 cm) in cui il paesaggio naturale è poeticamente trasformato in paesaggio spirituale. Una scrittura ideografica con tratti semplici e cromaticamente esplosivi racconta tutta la ricchezza che stimolava l’artista: lo splendore del sole e la durezza delle rupi, l’esuberanza della vegetazione ed il luccichio del mare, la sinuosità dei sentieri e le case variopinte, le nuvole e gli uccelli. Linee, punti, intrecci, macchie intessono sulla carta quasi una danza, in cui nessun dettaglio sembra prevalere. Sicuramente queste parole del critico d’arte Kurt Kusenberg esprimono perfettamente la qualità degli acquarelli ischitani di Gilles: “È come se un poeta avesse composto una breve poesia da una descrizione molto lunga e molto precisa di un paesaggio, che esprime fra le righe, con pochissime parole, molto più e la maggior parte del suo contenuto.”

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